| Recensione di Luca
Pessina |
| Seguendo
un percorso evolutivo che ricorda tantissimo
quello dei connazionali Evereve, Crematory e
Flowing Tears, i tedeschi Darkseed continuano
con questo nuovo "Ultimate Darkness" a prendere
le distanze dal classico gothic metal che nella
metà degli anni Novanta li pose all'attenzione
della scena metal europea. Un tempo la loro
influenza primaria si chiamava Paradise Lost,
oggi questi ultimi sono stati raggiunti dai
Rammstein e dagli stessi ultimi Evereve. Come
sul precedente "Astral Adventures" dunque
abbiamo a che fare con delle chitarre che si
limitano a partorire riff cupi e possenti e a
fungere da supporto alle tastiere, onnipresenti
e più che mai dal sapore electro, le assolute
protagoniste di questo platter. La batteria non
eccede in finezze e punta il più delle volte su
pattern solidi e quadrati mentre il cantante si
divide tra vocals pulite e altre più arrabbiate
e roche, queste ultime l'unico vero punto di
contatto con il passato della band. Sonorità di
questo tipo non possono essere certo definite
innovative né particolarmente stimolanti, però i
Darkseed si confermano piuttosto preparati nel
maneggiarle, riuscendo a comporre brani
interessanti senza ricorrere a chissà quali
trovate. Bisogna infatti ammettere che il gruppo
è bravo nel sovrapporre l'arzigogolato lavoro
delle tastiere alla severità delle chitarre e
nello scrivere ritornelli ficcanti. Degli
esempi? L'opener "Disbeliever", "My Burden",
"The Dark One", "Next To Nothing" e "The Fall",
tutti brani davvero convincenti e orecchiabili,
che il sottoscritto già si immagina delle
playlist di molti club teutonici. La canzone
"The Fall" è persino stata inserita nella
colonna sonora dell'omonimo videogioco della
Silverstyle Entertainment, quindi pare proprio
che questa sterzata stilistica stia dando grosse
soddisfazioni alla band. Band che, in questa
occasione, anche noi sentiamo di promuovere,
anche se chi scrive continua a restare dell'idea
che i primi dischi della carriera fossero più
genuini. |
| Voto: 6.5
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